Garibaldi agricoltore: terra e libertà

“Garibaldi nel momento in cui venne a vivere a Caprera scrisse per quasi tutta la sua vita. Mentre con la testa pensava all’Unità d’Italia, lì pensava a come trasformare un’isola. I quaderni agricoli dimostrano come Giuseppe Garibaldi passò dall’essere agricoltore ad essere un vero e proprio agronomo”.

Inizia con la testimonianza di Giuseppe Garibaldi, pronipote dell’eroe protagonista dell’Unità d’Italia, che rivela i diari agricoli del bisnonno, il racconto del viaggio di Guido Morandini nell’ultima puntata di Experia, viaggio in Italia nell’anno dell’Expo – il programma realizzato da Rai Expo, andato in onda ieri venerdì 28 agosto alle 23.55 su Rai2, dal titolo “Terra e Libertà – Garibaldi agricoltore”.

A piedi e in treno, attraverso un itinerario storico sulle orme dell’Eroe dei Due Mondi.

 

Da Nizza all’Aspromonte, dove si era consumata la sconfitta più dolorosa: “Nel 1862– ricorda Tommaso Tedesco, direttore del Parco Nazionale – c’è stato questo scontro tra le truppe garibaldine e i bersaglieri e fu ferito, fu adagiato sotto un albero”.
Qui in Aspromonte oggi la battaglia per la libertà della terra diventa lotta alla malavita organizzata. “La terra per me è tutto, è il motivo per il quale io sono ancora qui – riconosce Domenico Luppino, direttore della cooperativa “Giovani in vita” – noi ci occupiamo di gestire, coltivare terreni sia sequestrati sia confiscati alla ‘ndrangheta. Questo rappresenta un elemento visibile, concreto, di riscatto, di resistenza della società calabrese”.

Casa di Garibaldi a CapreraPassando per Caprera, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, alla scoperta del generale Giuseppe Garibaldi diventato agricoltore, che crea una piccola comunità rurale, di pastori, mezzadri, fattori e amici, trasformando le rocce di granito in campi da coltivare.

La casa di Garibaldi venne ingrandita e vennero via via aggiunte tutte le strutture necessarie: il forno, il mulino a vento, il magazzino per gli attrezzi, la stalla e la dispensa.

“Aveva un territorio circostante molto ampio, quasi 32 ettari di azienda produttiva – aggiunge Giuseppe Bonanno, Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena – produceva tanto, aveva il grano, aveva l’ulivo, aveva la vite, in particolare coltivava zibibbo e nebbiolo”. Un uomo in grado di sperimentare il rapporto intenso tra natura e agricoltura, innovazione e modernità: “Lui all’anagrafe era registrato come agricoltore” ricorda ancora Bonanno.

Morandini termina il viaggio all’Isola di Gorgona, Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Uno scoglio sul mare, due chilometri quadrati. Qui, gli uomini sono isolati perché detenuti; per loro, la libertà è il fine pena, una distanza temporale alleviata dal rapporto con la terra. “La terra è vita. Tu per vivere per avere vita devi avere aria, acqua e terra – dice Luis Escalona Inostrosa detenuto cileno – perché con la terra semini il grano per fare il pane, la frutta, i pomodori, l’insalata, tutto quello che è vita”.
Anche Mario Sebastiano Secci, detenuto sardo, apprezza la vita all’aria aperta: “a Nuoro era cemento, mura alte dieci metri da diventare matto; quando esco da qua, la prima cosa è un appezzamento di terreno. Secondo me la terra può essere anche libertà, perché la libertà è la cosa più bella che ci sia”.

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